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lunedì 8 ottobre 2018

SARDE A "BECCAFICO"

Alici, sarde, acciughe, sgombri, tonno e pesce spada costituiscono, in Sicilia, l'incomparabile scenografia dei mercati rionali. 



OTTOBRATA ZAFFERANESE 2018 - Zafferana Etnea (CT)

RISERVA NATURALE ORIENTATA "LAGO SFONDATO" - Caltanissetta (CL)


Nel novembre del 1907 è accaduto nello interno di Sicilia, tra Marianopoli e Santa Caterina di Villarmosa, un fatto meritevole di non essere trascurato. 


ACQUA ROCCA DEGLI ZAPPINI - Zafferana Etnea (CT)

Lunghezza:  1,7 chilometri

Pendenza: 320 mt
Durata: 1-2 ore
Difficoltà: medio-bassa

MONTE ZOCCOLARO - Zafferana Etnea (CT)

Lunghezza:  1,5 chilometri

Pendenza: 270 mt
Durata: 1-2 ore
Difficoltà: medio


VAL CALANNA - Zafferana Etnea (CT)

Lunghezza:  5 chilometri

Pendenza: 600 mt
Durata: 3-5 ore
Difficoltà: medio

VALLE SAN GIACOMO - SCALAZZA - Zafferana Etnea (CT)

Lunghezza:  2,5 chilometri

Pendenza: 450 mt
Durata: 3-4 ore
Difficoltà: medio

ILICE DI CARRINU - Zafferana Etnea (CT)

Lunghezza:  1,53 chilometri

Pendenza: 253 mt
Durata: 2 ore
Difficoltà: medio

domenica 5 ottobre 2008

venerdì 26 settembre 2008

Val di Noto

Le otto città del sud-est della Sicilia: Caltagirone,
Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo,
Ragusa e Scicli furono ricostruite dopo il 1693, nello stesso luogo o
vicino alle città esistenti al tempo del terremoto di quell'anno. Esse
rappresentano una considerabile impresa collettiva, portata
con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico.
Custodite all'interno del tardo Barocco, esse descrivono pure particolari
nella progettazione urbanistica e nella costruzione di città.



Il riconoscimento dell' Unesco per l'inserimento nell' Heritage List:
"Questo gruppo di città del sud-est della Sicilia fornisce una notevole testimonianza del genio esuberante dell'arte e dell'architettura del tardo Barocco. Le città del Val di Noto rappresentano l'apice e la fioritura finale dell'arte Barocca in Europa. L'eccezionale qualità dell'arte e dell'architettura del tardo Barocco del Val di Noto la posizionano in una omogeneità geografica e cronologica, così come la sua ricchezza è il risultato del terremoto, in questa zona, del 1693. Le otto città del sud-est della Sicilia che hanno presentato questa richiesta sono l'esempio di sistemazione urbanistica in questa zona permanentemente a rischio di terremoti ed eruzioni da parte dell'Etna".


Catania

Caltagirone

Palazzolo Acreide

Ragusa Ibla

Scicli




giovedì 31 luglio 2008

Gela - Riemerge una nave greca del 500 A.C.

Sono riemersi dal fondale argilloso del mare di Gela la chiglia e la ruota di poppa del relitto greco più grande trovato nel Mediterraneo: un'imbarcazione di 21 metri di lunghezza e 6,50 di larghezza, datata intorno al 500 avanti Cristo, unica nel suo genere per tipologia e stato di conservazione, del tipo "cucito" come la nave di Cheope e quelle di cui Omero fa cenno nel secondo libro dell'Iliade.
Il recupero è stato eseguito il 28 luglio grazie ai finanziamenti del Por 2000-2006 coordinato dall'assessorato regionale ai Beni culturali e dalla soprintendenza diCaltanissetta che lo stesso giorno presenterà il progetto 'Dal mare al laboratorio... al museo''.


La parte del relitto di oltre 11 metri è stata recuperata con una lunga "barella" di rete metallica e con i mezzi messi a disposizione dalla Capitaneria di Porto di Gela, completando così la precedente operazione effettuata nell'ottobre del 2003 che riportò a galla la prua. Cinque anni fa furono recuperati coppe, lucerne, crateri attici, ceramiche di fattura greca e persino canestri in fibra vegetale per il trasporto delle merci furono scoperti ritrovamenti di strutture portuali, costituite da muri in mattoni crudi ben conservati, alti quasi 3 metri e dotati di porte e finestre. Era l'emporio arcaico di Bosco Littorio, il luogo dove venivano smistate le merci provenienti dalla Grecia.


L'insieme delle scoperte a terra e in mare dimostrano come Gela fosse un centro commerciale e di smistamento di primaria importanza tra il VI e il V secolo avanti Cristo. Grazie a questo rinvenimento, infatti, è stato possibile ricostruire la storia del Mediterraneo: dalle numerose anfore chiote, attiche, puniche, lesbie, corinzie di tipo A, massaliote e samie recuperate, si è risalito ai prodotti che venivano smerciati; dai suppellettili di cambusa per l'uso quotidiano dell'equipaggio e dalle carcasse di animali trasportati sono stati tracciati usi e costumi dei marinai; e ancora, dalle preziose statuette lignee, al vaglio degli archeologi della Soprintendenza, è stato possibile ricostruire le peculiarità delle cerimonie di culto in navigazione.


La diversità del carico di merce trasportato suggerisce l'ipotesi che la nave dovesse aver toccato durante la rotta porti e approdi che fungevano da punti di smistamento dei prodotti.L'esame del materiale ritrovato consentirà di identificare nel bacino dell'Egeo il luogo di provenienza della nave, anche se essa toccò poi i porti dell'Attica, il Falero, vista la presenza di materiale a vernice nera e figurato recuperato, e quindi alcuni porti della costa siciliana, come attestano i campioni già analizzati di pietre pertinenti alla zavorra.